IL SITO
d’i’ Giova
d’i’ Giova
4 Ott
Nell’ambito della prima rassegna d’arte contemporanea Artistrada, promossa dal centro commerciale naturale di via de’ Neri dalla Confesercenti di Firenze in collaborazione con umaneXXImo, Present Art, Dall’arte alla Z e con il contributo di Toscana Energia è in programma, il prossimo sabato 8 ottobre 2011 dalle 11.00 alle 21.00, una mostra di mie opere e performance artistica. Il progetto, dal titolo Über Kunst / Berlin Welle segue il successo della mostra estemporanea nel sottopassaggio delle Cure di Firenze Underground / Über Kunst e si ricollega al progetto Farthan proponendo, oltre a un’esposizione di opere (pittura a olio su carta, tavola, tela, pietra e oro) anche un evento live. Dal tramonto fino alle 21.00 proietterò sulle volte della Loggia una serie di disegni e pitture digitali realizzati sul momento utilizzando una tavoletta grafica e un computer portatile. L’idea è di tradurre in un linguaggio pittorico espressionista l’onda artistica berlinese (Berlin Welle appunto) mettendola in relazione all’arte e alla cultura degli Etruschi e in dialogo con il passato rinascimentale e medievale della città di Firenze.
29 Set
E’ in programma il prossimo 3 ottobre, a partire dalle ore 11.00 ad libitum, la mia esposizione estemporanea nel sottopasso delle Cure di Firenze.
La mostra è curata da Salvatore Orlando, che da sedici anni svolge un continuo e importantissimo lavoro di pulizia e ordine nel sottopassaggio.
Sarà visibile una selezione di opere a olio su carta, tavola e tela.
La mostra si lega anche al progetto “Farthan” (www.farthan.net) che Giovannini ha avviato a partire dal 2006 e che è adesso in corso alla Società Dante Alighieri di Berlino con la mostra “Farthan / Zathlat. Etruschi di Berlino”.
In particolare, la mostra “Underground / Über Kunst. Sottoterra, sopra l’arte” si pone come una “traduzione”, in un linguaggio pittorico figurativo e letterario della mostra berlinese.
Sottoterra (nel sottopasso più bello di Firenze). E “sopra l’arte”, (sopra la street art che decora le pareti) e con l’arte sopra (quella del Rinascimento fiorentino).
I lavori in mostra mirano a recuperare i fili della tradizione pittorica medievale e rinascimentale della città con fondi oro e pitture a olio ma pure sottolineano il valore “berlinese” di un’arte che vuole raggiungere tutti: al di fuori di una galleria, in una galleria naturale.
Il collegamento con la mostra nella capitale culturale d’Europa che indaga l’identità di Berlino attraverso l’Etrusca Disciplina (la scienza sacra degli Etruschi) è poi rappresentato in mostra anche dall’opera “Trutnut”. Una scultura in pietra e oro che verrà presentata in anteprima durante l’esposizione.
Il termine “Trutnut” appare la prima volta sull’iscrizione funeraria bilingue (Latino/etrusco) di Pesaro: si tratta di un lemma assai discusso, visto che nel testo le tre parole etrusche nets’vis.trutnut.frontac sono tradotte in latino solo con due: aruspex fulguratior.
Si suppone che “Trutnut” sia un prestito da un’altra lingua e che possa essere legato al Latino “Trutina” e al Greco “Trutine”, ovvero, “Bilancia”, “strumento che giudica il peso”.
Dal De Divinatione di Cicerone, emerge poi che per gli Italici vi erano tre principali tipi di divinazione: l’extispicium (predizione del futuro tramite l’osservazione delle interiora degli animali, il Nets’vis); la divinazione e l’interpretazione dei fulmini (il Frontac) e quella dei “prodigia” o degli “ostenta” (i presagi che avevano a che vedere con i moti degli dei ed i fatti incredibili e prodigiosi). Nel mondo etrusco quindi la funzione sacerdotale sembra essere tripartita e il “Trutnut” era forse “Colui che giudica/trae auspici dagli eventi sovrannaturali”.
Accompagnano la mostra musiche di fisarmonica e chitarra.
4 Set
Dal 9 settembre al 10 ottobre 2011, alla Società Dante Alighieri di Berlino è di scena la mostra “Farthan Zathlat. Etruschi di Berlino” di Valerio Giovannini. L’esposizione si lega alla mostra “Farthan. Die Etrusker sind hier” che si è tenuta nel 2010 alla KulturKaufHaus Dussmann e approfondisce il tema dell’organizzazione dello spazio degli Etruschi legandolo all’opera di Dante Alighieri.
Zatlath è un lemma etrusco che significa “portatore d’ascia” ed è traducibile col concetto di “guardia del corpo”. Da questa parola deriva il latino “satelles”, l’italiano “satellite”, il tedesco “satellit”, l’inglese “satellite”, lo spagnolo “satèlite”, lo sloveno “sateliske” e così via… Anche in greco, la parola usata per “satellite”, “δορυφόρος” “Doriforo” ha un significato simile, “portatore di lancia” ma è il significato del russo “спутник” “Sputnik” (“compagno di viaggio”) la chiave di lettura dell’esposizione.
Indagando una delle energie alla base dell’universo: la forza di gravità (connessa a spazio e tempo e anche metafora psicologica), questa mostra si pone come un “compagno di viaggio” dell’esposizione dello scorso anno proponendo una weltanshaung e uno zeitgeist etrusco/contemporaneo.
L’idea si connette anche al video realizzato per il progetto “Landvermesser” che, ponendo il centro in Friedrich Strasse, sede della mostra dell’anno scorso, divideva idealmente Berlino secondo lo schema della religione etrusca (12 sezioni corrispondenti alle sedi di altrettante divinità).
L’idea è di indagare l’identità della città secondo una prospettiva nomade e contemporanea, individuando legami innovativi tra elementi culturali del passato (la cultura etrusca e la poesia di Dante) e il ruolo contemporaneo “capitale culturale d’Europa” in relazione al suo passato di divisione e al suo presente di luogo di incontro tra culture e identità differenti, vera fucina dell’identità europea.
Attraverso questa “impossibile” operazione di riattualizzazione e collegamento Farthan / Zathlat mira a recuperare i confini della tradizione culturale toscana per immaginare una terra senza confini. E propone una “cornice ideale” in cui si inseriscono alcuni temi cardine: dai “confini che uniscono” alla necessità di immaginare una dimensione planetaria ecologica, dal valore del passato al bisogno di trovare un rapporto tra persone, cose e nazioni che ricalchi quella “armonia coelestis” che gli Etruschi ricercavano in tutti gli aspetti vita.
In mostra una selezione di opere di Valerio Giovannini che sono state esposte alla KulturKaufHaus Dussmann più tre nuovi lavori realizzati ad hoc. Materiali tradizionali etruschi (legno, piombo, oro, rame, terracotta, alabastro) e contemporanei (plexiglass) per mostrare come, nei secoli e nei millenni, le cose non cambino che in superficie e come anche un antico modo di pensare sia imprevedibilmente ancora attuale, utile e significativo. Una sensibilità ecologica, quella che traspare dalle regole dell’“Etrusca Disciplina” (la scienza sacra degli Etruschi) che evoca uno strettissimo rapporto con la Natura e il Divino. Una dimensione arcaica che già Seneca, nel I secolo d.C., sentiva aliena: “Questa è la differenza tra noi e gli Etruschi…: noi pensiamo che i fulmini si producano in seguito all’urto delle nubi; essi invece ritengono che le nubi si scontrino perché si possano produrre dei fulmini (e infatti, poiché attribuiscono tutto alla divinità, sono convinti che le cose hanno un significato non perché avvengono, ma che esse avvengano in quanto portatrici di significati)”.