d’i’ Giova
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Non finiti in INFINITO
17 Mar
Arte contemporanea e jazz al ristorante-club “Il Barone di Porta Romana”. E’ in programma domenica 21 marzo alle ore 18,00 il vernissage musicale della mostra “Non finiti in INFINITO” di Valerio Giovannini. L’inaugurazione dell’esposizione sarà accompagnata dalla performance musicale di “Alessandro Gigli Trio”. L’evento, promosso dall’associazione “Present Art” si articolerà durante l’aperitivo del ristorante club “Il barone di Porta Romana”, ponendosi come un “incursione artistica” per declinare il tema del sacro in maniera laica e informale legandolo al valore della cultura e a quello della musica con un suggestivo accostamento tra la dimensione sonora e il fondo oro dei quadri in mostra. L’esposizione propone opere tra “finito, non finito e infinito” indagando il senso del gesto pittorico tra “passato, presente e futuro”. I dipinti si uniranno, durante il vernissage di domenica 21 marzo e il finissage di domenica 28 marzo, alle note musicali e alla ritmica jazz dell’ “Alessandro Gigli Trio”, un progetto nato dall’esigenza di rivisitare standards jazz in chiave moderna, con la voglia di coinvolgere e incuriosire il pubblico intrigandolo con nuove sonorità. La band, da un’idea del flautista Alessandro Gigli (che utilizza un’ampia gamma di flauti traversi filtrati elettronicamente) vede la collaborazione del valente chitarrista Maurizio Piccioli e della grande ritmica di Ugo Nativi, batterista dei Malfunk, anima pulsante del trio. L’esposizione di Valerio Giovannini si compone di una serie di “icone contemporanee” che, come “reperti archeologici del presente” si richiamano al fondo oro delle immagini sacre medievali. Si tratta di lavori che prendono le mosse da alcuni scatti fotografici fatti in Toscana, a Venezia e in Giappone e che rappresentano una “varia umanità” colta per strada e “congelata” in immagini digitale. Le foto sono poi “tradotte” in analogico con il medium della pittura operando su ogni tela in maniera non seriale ma lasciando che ogni lavoro segua la propria “economia interna” in rapporto con i concetti di finito e non finito: strati e stesure cromatiche e bianco del gesso di preparazione. Opere che finiscono per assumere un valore quasi “ecologico”: pochi pigmenti, quadri minimali, immagini dell’oggi e del domani sospese tra tempo e spazio.
Dalla foto al dipinto: una traduzione
8 Nov
In occasione dell’esposizione “ArtInSight” al San Paolo della Croce sono in mostra, fino al prossimo 29 novembre, sei opere che evidenziano alcune linee di ricerca che sto portando avanti circa il rapporto tra l’immagine fotografica digitale e la sua restituzione pittorica. In queste tele ho preso spunto da fotografie che ho realizzato con l’obiettivo di tradurle in un altro medium: quello della pittura.
Il lavoro di creazione di questi lavori procede seguendo una serie di fasi: all’inizio c’è una selezione dello scatto tra le centinaia di foto effettuate: una riflessione sulla bulimia fotografica che è caratteristica del tempo presente e che è diretta conseguenza della diffusione di massa delle macchine fotografiche digitali (una mole sterminata di foto in cui la quantità soffoca spesso la qualità). La foto selezionata diventa quindi emblematica di una serie, il punto di arrivo di una ricerca. Dopo questa prima scrematura, l’immagine subisce una rielaborazione grazie ai programmi di fotoritocco al computer: la foto viene qui ritagliata e ne vengono esaltati contrasti, armonie e disarmonie cromatiche.
La rielaborazione (che è pur sempre digitale) viene poi tradotta nel linguaggio analogico della pittura che colma le lacune tra i pixels e costruisce un rapporto unico tra il pattern della tela e l’attimo della pennellata. In questo passaggio, pur mantenendo fermo il riferimento iconologico al presunto naturalismo della fotografia, la foto viene rigenerata assumendo i caratteri caldi del medium pittorico e, mutando ulteriormente colori e forme, accoglie il tratto e lo stile del mio dipingere. Durante la traduzione sperimento diversi idioletti pittorici proponendo una sorta di semiosi dipinta (una correlazione tra la forma dell’espressione e la forma del contenuto).
Ecco quindi che da un linguaggio pittorico elementare come il disegno a grafite su tela di Attesa, passo a un olio quasi acquerellato e non finito in Spiagge bianche, fino a una pittura a strati, quella di Sospensione, ridondante e barocca o a un linguaggio pittorico scarno ed espressionista con colori acrilici in Spiaggia.
Se nelle prime opere ero soprattutto interessato a indagare il processo di mutamento e di forza espressiva (di contrasto e colore) del passaggio da digitale a analogico, nei lavori più recenti come gia in Spiaggia o nei due piccoli oli su cartone telato e orone della serie Pendant une femme qui passe l’immagine definitiva vive un ulteriore momento di elaborazione che assomiglia a quella del montaggio video, in cui il senso del quadro (o del polittico) emerge, oltre che dalla traduzione inter-media anche dalla somma e dal montaggio di più fotografie. Nascono quindi dei collages pittorici in cui il lavoro artistico si può paragonare a quello di una camera oscura pittorica, che si propone come sintesi in divenire del rapporto tra meccanicismo e umanità.










