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Non-finiti in INFINITO @ La Raccolta
Mag 3rd
“La pittura è innanzitutto
un prodotto dell’immaginazione,
non deve mai essere una copia,
l’aria che si vede nei quadri non è respirabile”
Edgar Degas
Dal 3 maggio al 3 giugno 2010 “Non-finiti in INFINITO” è in mostra al ristorante biologico “La Raccolta” in via Giacomo Leopardi 2/r a Firenze.
I lavori sono ispirati a scatti fotografici che ho realizzato in Toscana, a Venezia e in Giappone. Una “varia umanità” colta per strada e “congelata” nella foto digitale è “tradotta” in linguaggio analogico con il medium della pittura (olio e grafite su tela).
Ogni dipinto (realizzato in maniera non seriale) asseconda l’“economia interna” di ciascuna immagine in rapporto ai concetti di FINITO e di NON-FINITO, simboleggiati dagli strati e dalle stesure cromatiche VS il bianco del gesso di preparazione.
Come in una traduzione, l’informazione originaria della foto subisce uno spostamento, una trasformazione: alcuni elementi sono eliminati, altri modificati. Ed è il senso ultimo dell’immagine che alla fine cambia.
Ciascun quadro trascende così il carattere documentario della fotografica assumendo invece quello della pittura narrativa.
Dal tema della crisi (“Drinking Negroni”) al valore della conoscenza (“Fine inizio”); dai mezzi di comunicazione di massa (“Medium”) al rapporto tra arte contemporanea e arte antica e al problema della trasmissione del senso (“Мысленная перспектива”), ciascun dipinto infatti comunica un messaggio e/o una storia.
Per sottolineare questo carattere di “racconto”, le figure sono incorniciate dal fondo oro e si richiamano all’arte delle icone medievali mettendo in risalto il valore del gesto pittorico tra passato, presente e futuro. Una dimensione quasi “ecologica” e “zen”: pochi pigmenti, quadri minimali, immagini dell’oggi e del domani sospese tra tempo e spazio.
Queste “icone contemporanee”, muovendosi tra “finito”, “non finito” e “infinito”, esprimono infine una tensione estetica: tra un livello massimo di “densità pittorica” (“Mascherina”) e uno “minimo” (“CGIL”) ponendosi come “reperti archeologici del presente”.
Non finiti in INFINITO
Mar 17th
Arte contemporanea e jazz al ristorante-club “Il Barone di Porta Romana”. E’ in programma domenica 21 marzo alle ore 18,00 il vernissage musicale della mostra “Non finiti in INFINITO” di Valerio Giovannini. L’inaugurazione dell’esposizione sarà accompagnata dalla performance musicale di “Alessandro Gigli Trio”. L’evento, promosso dall’associazione “Present Art” si articolerà durante l’aperitivo del ristorante club “Il barone di Porta Romana”, ponendosi come un “incursione artistica” per declinare il tema del sacro in maniera laica e informale legandolo al valore della cultura e a quello della musica con un suggestivo accostamento tra la dimensione sonora e il fondo oro dei quadri in mostra. L’esposizione propone opere tra “finito, non finito e infinito” indagando il senso del gesto pittorico tra “passato, presente e futuro”. I dipinti si uniranno, durante il vernissage di domenica 21 marzo e il finissage di domenica 28 marzo, alle note musicali e alla ritmica jazz dell’ “Alessandro Gigli Trio”, un progetto nato dall’esigenza di rivisitare standards jazz in chiave moderna, con la voglia di coinvolgere e incuriosire il pubblico intrigandolo con nuove sonorità. La band, da un’idea del flautista Alessandro Gigli (che utilizza un’ampia gamma di flauti traversi filtrati elettronicamente) vede la collaborazione del valente chitarrista Maurizio Piccioli e della grande ritmica di Ugo Nativi, batterista dei Malfunk, anima pulsante del trio. L’esposizione di Valerio Giovannini si compone di una serie di “icone contemporanee” che, come “reperti archeologici del presente” si richiamano al fondo oro delle immagini sacre medievali. Si tratta di lavori che prendono le mosse da alcuni scatti fotografici fatti in Toscana, a Venezia e in Giappone e che rappresentano una “varia umanità” colta per strada e “congelata” in immagini digitale. Le foto sono poi “tradotte” in analogico con il medium della pittura operando su ogni tela in maniera non seriale ma lasciando che ogni lavoro segua la propria “economia interna” in rapporto con i concetti di finito e non finito: strati e stesure cromatiche e bianco del gesso di preparazione. Opere che finiscono per assumere un valore quasi “ecologico”: pochi pigmenti, quadri minimali, immagini dell’oggi e del domani sospese tra tempo e spazio.

