d’i’ Giova
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Underground / Über Kunst
29 Set
E’ in programma il prossimo 3 ottobre, a partire dalle ore 11.00 ad libitum, la mia esposizione estemporanea nel sottopasso delle Cure di Firenze.
La mostra è curata da Salvatore Orlando, che da sedici anni svolge un continuo e importantissimo lavoro di pulizia e ordine nel sottopassaggio.
Sarà visibile una selezione di opere a olio su carta, tavola e tela.
La mostra si lega anche al progetto “Farthan” (www.farthan.net) che Giovannini ha avviato a partire dal 2006 e che è adesso in corso alla Società Dante Alighieri di Berlino con la mostra “Farthan / Zathlat. Etruschi di Berlino”.
In particolare, la mostra “Underground / Über Kunst. Sottoterra, sopra l’arte” si pone come una “traduzione”, in un linguaggio pittorico figurativo e letterario della mostra berlinese.
Sottoterra (nel sottopasso più bello di Firenze). E “sopra l’arte”, (sopra la street art che decora le pareti) e con l’arte sopra (quella del Rinascimento fiorentino).
I lavori in mostra mirano a recuperare i fili della tradizione pittorica medievale e rinascimentale della città con fondi oro e pitture a olio ma pure sottolineano il valore “berlinese” di un’arte che vuole raggiungere tutti: al di fuori di una galleria, in una galleria naturale.
Il collegamento con la mostra nella capitale culturale d’Europa che indaga l’identità di Berlino attraverso l’Etrusca Disciplina (la scienza sacra degli Etruschi) è poi rappresentato in mostra anche dall’opera “Trutnut”. Una scultura in pietra e oro che verrà presentata in anteprima durante l’esposizione.
Il termine “Trutnut” appare la prima volta sull’iscrizione funeraria bilingue (Latino/etrusco) di Pesaro: si tratta di un lemma assai discusso, visto che nel testo le tre parole etrusche nets’vis.trutnut.frontac sono tradotte in latino solo con due: aruspex fulguratior.
Si suppone che “Trutnut” sia un prestito da un’altra lingua e che possa essere legato al Latino “Trutina” e al Greco “Trutine”, ovvero, “Bilancia”, “strumento che giudica il peso”.
Dal De Divinatione di Cicerone, emerge poi che per gli Italici vi erano tre principali tipi di divinazione: l’extispicium (predizione del futuro tramite l’osservazione delle interiora degli animali, il Nets’vis); la divinazione e l’interpretazione dei fulmini (il Frontac) e quella dei “prodigia” o degli “ostenta” (i presagi che avevano a che vedere con i moti degli dei ed i fatti incredibili e prodigiosi). Nel mondo etrusco quindi la funzione sacerdotale sembra essere tripartita e il “Trutnut” era forse “Colui che giudica/trae auspici dagli eventi sovrannaturali”.
Accompagnano la mostra musiche di fisarmonica e chitarra.
Farthan Zathlat. Etruschi di Berlino
4 Set
Dal 9 settembre al 10 ottobre 2011, alla Società Dante Alighieri di Berlino è di scena la mostra “Farthan Zathlat. Etruschi di Berlino” di Valerio Giovannini. L’esposizione si lega alla mostra “Farthan. Die Etrusker sind hier” che si è tenuta nel 2010 alla KulturKaufHaus Dussmann e approfondisce il tema dell’organizzazione dello spazio degli Etruschi legandolo all’opera di Dante Alighieri.
Zatlath è un lemma etrusco che significa “portatore d’ascia” ed è traducibile col concetto di “guardia del corpo”. Da questa parola deriva il latino “satelles”, l’italiano “satellite”, il tedesco “satellit”, l’inglese “satellite”, lo spagnolo “satèlite”, lo sloveno “sateliske” e così via… Anche in greco, la parola usata per “satellite”, “δορυφόρος” “Doriforo” ha un significato simile, “portatore di lancia” ma è il significato del russo “спутник” “Sputnik” (“compagno di viaggio”) la chiave di lettura dell’esposizione.
Indagando una delle energie alla base dell’universo: la forza di gravità (connessa a spazio e tempo e anche metafora psicologica), questa mostra si pone come un “compagno di viaggio” dell’esposizione dello scorso anno proponendo una weltanshaung e uno zeitgeist etrusco/contemporaneo.
L’idea si connette anche al video realizzato per il progetto “Landvermesser” che, ponendo il centro in Friedrich Strasse, sede della mostra dell’anno scorso, divideva idealmente Berlino secondo lo schema della religione etrusca (12 sezioni corrispondenti alle sedi di altrettante divinità).
L’idea è di indagare l’identità della città secondo una prospettiva nomade e contemporanea, individuando legami innovativi tra elementi culturali del passato (la cultura etrusca e la poesia di Dante) e il ruolo contemporaneo “capitale culturale d’Europa” in relazione al suo passato di divisione e al suo presente di luogo di incontro tra culture e identità differenti, vera fucina dell’identità europea.
Attraverso questa “impossibile” operazione di riattualizzazione e collegamento Farthan / Zathlat mira a recuperare i confini della tradizione culturale toscana per immaginare una terra senza confini. E propone una “cornice ideale” in cui si inseriscono alcuni temi cardine: dai “confini che uniscono” alla necessità di immaginare una dimensione planetaria ecologica, dal valore del passato al bisogno di trovare un rapporto tra persone, cose e nazioni che ricalchi quella “armonia coelestis” che gli Etruschi ricercavano in tutti gli aspetti vita.
In mostra una selezione di opere di Valerio Giovannini che sono state esposte alla KulturKaufHaus Dussmann più tre nuovi lavori realizzati ad hoc. Materiali tradizionali etruschi (legno, piombo, oro, rame, terracotta, alabastro) e contemporanei (plexiglass) per mostrare come, nei secoli e nei millenni, le cose non cambino che in superficie e come anche un antico modo di pensare sia imprevedibilmente ancora attuale, utile e significativo. Una sensibilità ecologica, quella che traspare dalle regole dell’“Etrusca Disciplina” (la scienza sacra degli Etruschi) che evoca uno strettissimo rapporto con la Natura e il Divino. Una dimensione arcaica che già Seneca, nel I secolo d.C., sentiva aliena: “Questa è la differenza tra noi e gli Etruschi…: noi pensiamo che i fulmini si producano in seguito all’urto delle nubi; essi invece ritengono che le nubi si scontrino perché si possano produrre dei fulmini (e infatti, poiché attribuiscono tutto alla divinità, sono convinti che le cose hanno un significato non perché avvengono, ma che esse avvengano in quanto portatrici di significati)”.
Farthan / Zathlat
26 Ago
L’arte contemporanea degli Etruschi al Present Art Space
E’ in programma il prossimo sabato 3 settembre al Present Art Space di Firenze l’anteprima di Farthan / Zathlat, la mostra in programma alla Società Dante Alighieri di Berlino dal 9 settembre al 10 ottobre p.v.
Al centro della serata la mia ricerca estetica e culturale sull’arte e la cultura degli antichi Tirreni (questo il nome che i Greci davano agli Etruschi).
Accompagna la serata la musica Etruscontemporanea di Federico Riondino (chitarra e basi) e Davide Quinci (violino), due musicisti toscani di formazione Blues (Riondino) e Classica (Quinci) accomunati da una medesima suggestione e da un vivo interesse per la rielaborazione contemporanea della musica etrusca.
La serata si svolgerà al Present Art Space di Firenze, il nuovo spazio espositivo dell’associazione Present Art che è stato inaugurato lo scorso 28 maggio in via de’ Serragli 54/56 rosso. Un’antica bottega rinascimentale nel quartiere “diladdarno”, un ambiente in cui, per secoli, le illustri famiglie fiorentine solevano recarsi a scegliere e acquistare sete e tessuti preziosi, tra pareti decorate da motivi damascati blu. Uno spazio pluridisciplinare che vuole fungere da richiamo e eco per la realtà artistica e culturale contemporanea. Un luogo aperto a molteplici iniziative che avranno il fine di indagare e meditare sulla realtà di oggi e di domani. Un luogo in cui fermarsi a pensare ed esplorare i linguaggi, le poetiche e le manifestazioni del presente.
In mostra una selezione di miei lavori realizzati in materiali tradizionali (legno, piombo, oro, rame, terracotta, alabastro) e contemporanei (plexiglass) per mostrare come, nei secoli e nei millenni, le cose non cambino che in superficie e come anche un antico modo di pensare (quello degli Etruschi) sia imprevedibilmente ancora attuale, utile e significativo. Una sensibilità “ecologica”, quella che traspare dalle regole dell’Etrusca Disciplina (la scienza sacra degli antichi Tirreni) che evoca uno strettissimo rapporto con la Natura e il Divino. Una dimensione arcaica che già Seneca, nel I secolo d.C., sentiva aliena: “Questa è la differenza tra noi e gli Etruschi…: noi pensiamo che i fulmini si producano in seguito all’urto delle nubi; essi invece ritengono che le nubi si scontrino perché si possano produrre dei fulmini (e infatti, poiché attribuiscono tutto alla divinità, sono convinti che le cose hanno un significato non perché avvengono, ma che esse avvengano in quanto portatrici di significati)”.
La serata si articolerà, a partire dalle 19.00, secondo una scaletta di brani di musica elettronica e performance live dei due musicisti e la proiezione di un video di presentazione del progetto artistico.
