Invito Non finiti in INFINITO

L'invito di "Non finiti in INFINITO"

Arte contemporanea e jazz al ristorante-club “Il Barone di Porta Romana”. E’ in programma domenica 21 marzo alle ore 18,00 il vernissage musicale della mostra “Non finiti in INFINITO” di Valerio Giovannini. L’inaugurazione dell’esposizione sarà accompagnata dalla performance musicale di “Alessandro Gigli Trio”. L’evento, promosso dall’associazione “Present Art” si articolerà durante l’aperitivo del ristorante club “Il barone di Porta Romana”, ponendosi come un “incursione artistica” per declinare il tema del sacro in maniera laica e informale legandolo al valore della cultura e a quello della musica con un suggestivo accostamento tra la dimensione sonora e il fondo oro dei quadri in mostra. L’esposizione propone opere tra “finito, non finito e infinito” indagando il senso del gesto pittorico tra “passato, presente e futuro”. I dipinti si uniranno, durante il vernissage di domenica 21 marzo e il finissage di domenica 28 marzo, alle note musicali e alla ritmica jazz dell’ “Alessandro Gigli Trio”, un progetto nato dall’esigenza di rivisitare standards jazz in chiave moderna, con la voglia di coinvolgere e incuriosire il pubblico intrigandolo con nuove sonorità. La band, da un’idea del flautista Alessandro Gigli (che utilizza un’ampia gamma di flauti traversi filtrati elettronicamente) vede la collaborazione del valente chitarrista Maurizio Piccioli e della grande ritmica di Ugo Nativi, batterista dei Malfunk, anima pulsante del trio. L’esposizione di Valerio Giovannini si compone di una serie di “icone contemporanee” che, come “reperti archeologici del presente” si richiamano al fondo oro delle immagini sacre medievali. Si tratta di lavori che prendono le mosse da alcuni scatti fotografici fatti in Toscana, a Venezia e in Giappone e che rappresentano una “varia umanità” colta per strada e “congelata” in immagini digitale. Le foto sono poi “tradotte” in analogico con il medium della pittura operando su ogni tela in maniera non seriale ma lasciando che ogni lavoro segua la propria “economia interna” in rapporto con i concetti di finito e non finito: strati e stesure cromatiche e bianco del gesso di preparazione. Opere che finiscono per assumere un valore quasi “ecologico”: pochi pigmenti, quadri minimali, immagini dell’oggi e del domani sospese tra tempo e spazio.